Il Discus: tassonomia, morfologia ed habitat
di Vittorio Di Berardino

 

E’ una mia convinzione che chiunque desideri ospitare il Discus in acquario, non può prescindere dalla conoscenza delle nozioni fondamentali che riguardano questo meraviglioso pesce di acqua dolce. Se nel caso di altre specie queste considerazioni possono essere anche trascurabili (ma non sempre per carità!), ritengo che nel caso del Re rappresentino invece un’ottima base di partenza. Per tutta una serie di motivi: primo fra tutti il disorientamento che il neofita può vivere nel momento della scelta di quale esemplare ospitare o della selezione di pesci sani e robusti, oppure la faccia paonazza quando viene investito letteralmente da una marea di nomi diversi per indicare le varietà cromatiche o gli allevamenti di provenienza. La conoscenza di cosa si sta acquistando diventa quindi fondamentale per partire bene in un’avventura meravigliosa e impegnativa che vi darà ampie soddisfazioni.

Sebbene quindi a volte noiose, le nozioni di base sulla morfologia del pesce e sulle caratteristiche dei luoghi di provenienza, possono concedere all’appassionato una migliore consapevolezza sulla strada da intraprendere, sia essa semplicemente rappresentata dall’allevamento classico, o meglio ancora da future velleità riproduttive. Personalmente a me hanno aiutato molto, forse perché l’ho vissuto come un primo incontro con questo pesce che ho sempre desiderato ospitare nel mio acquario. Ed è anche per questo che credo valga la pena leggere le considerazioni espresse in questo articolo: riuscirete a districarvi meglio nei primi passi verso il mondo dei Discus e soprattutto partendo dalle basi eviterete di commettere errori grossolani.

Innanzitutto, iniziamo con il dire che il Discus appartiene alla famiglia dei Ciclidi, pesci dotati di un carattere deciso, che applicano cure parentali accentuate nei confronti della prole. In particolare già il nome scientifico può dirci qualcosa sulle caratteristiche fisiche del nostro beniamino.

Il nome scientifico del Discus è appunto Symphysodon, che indica la caratteristica di avere dei denti (in greco odon) nella zona mandibolare (sempre in greco symphysis). Ovviamente non è solo questa una delle caratteristiche salienti della specie, ma è proprio questo nome che fu coniato dallo scopritore del genere nel lontano 1840. In quell’anno Heckel scoprì questa meravigliosa specie e vi dette il nome di Symphysodon Discus. E’ per questo che ancora oggi i Discus con quelle caratteristiche vengono chiamati proprio Heckel. Molti anni più tardi, un altro illustre personaggio, Pellegrin, descrisse un’altra specie di Symphysodon, ovvero l’Aequifasciatus. Con il passare del tempo, e con lo studio della tassonomia, si arrivò ad includere tre distinte sottospecie del Symphysodon Aequifasciatus:

  • Symphysodon Aequifasciatus Aequifasciatus, comunemente chiamato Discus Verde
  • Symphysodon Aequifasciatus Axelrodi, comunemente chiamato Discus Marrone
  • Symphysodon Aequifasciatus Haraldi, comunemente chiamato Discus Blu

Sebbene questa distinzione abbia un valore assoluto nel campo tassonomico, bisogna però realisticamente osservare che le differenziazioni cromatiche non sono poi sempre così nette ed anche in natura esistono diverse colorazioni intermedie tra le tre sottospecie di S. Aequifasciatus. Anche le caratteristiche fisiche sono praticamente identiche. Tutte queste considerazioni hanno portato una parte della dottrina a ritenere che tale distinzione tassonomica sia meramente illusoria e poco pratica. Alcuni studiosi si spingono oltre e ritengono che sia addirittura superata anche la distinzione tra S. Aequifasciatus e S. Discus e che in questo caso si possa solo parlare di differenze cromatiche o di provenienza geografica.

In ogni caso nonostante queste considerazioni, tale distinzioni tra S. Aequifasciatus e S. Discus, comprensive anche delle sottospecie di Aequifasciatus descritte, vengono ancora considerate valide e gli stessi importatori  o commercianti si attengono a questa tassonomia per commerciarli in ogni parte del mondo.

Comunque al di là di queste differenze tassonomiche è indubbio che a mettere d’accordo tutti è la forma discoidale che la forma del corpo assume e che partecipa in modo decisivo a completare il nome della specie. Il corpo del Discus si presenta quindi in forma discoidale molto compressa in senso trasversale. Mostra una pinna dorsale in alto accompagnata dalla ventrale in basso. Entrambe presentano pochi raggi duri e molti molli. La pinna caudale posteriormente si collega al corpo mediante un peduncolo abbastanza robusto e compatto, quasi indistinguibile. Analoga costituzione posseggono le pinne pettorali che hanno raggi duri e molli in numero decisamente superiore che danno la forma di triangoli allungati. Le pinne laterali invece sono nella maggior parte dei casi trasparenti con la base posta subito dietro l’opercolo branchiale. Sono queste pinne quelle che vengono utilizzate maggiormente per la locomozione.  Il S. Discus presenta  46-56 squame in senso lingitudianle lungo la linea laterale, mentre il S. Aequifasciatus ne possiede un numero maggiore, circa 53-59. In entrambi, comunque il numero di raggi spinosi che compongono le pinne è abbastanza elevato. Sicuramente, al di là di queste caratteristiche fisiche, non si può certo prendere in considerazione questo elemento come altamente distintivo, visto l’ampio margine che la loro variabilità raggiunge.

Morfologia Discus

Spesso, infatti, più significativa può apparire la differenziazione cromatica, che come sempre risulta anche più evidente e facilmente recepibile dal neofita.

Il S. Discus ha una colorazione giallo marrone con diverse sfumature rossastre e verdi azzurre, attraversate da nove bande verticali equidistanti. La prima passa sull’occhio del pesce, la quinta al centro del corpo e la nona al termine del peduncolo caudale. Queste bande sono sempre ben evidenti nel corpo del pesce, mentre le altre vengono evidenziate solo in caso di stress o di disagio. Per questo motivo il S. Discus viene definito un pesce comunicativo del suo stato d’animo e le bande descritte vengono definite stress bar.

Symphysodon Discus

Il S. Aequifasciatus Aequifasciatus presenta invece una colorazione di base verdastra. Anche in questo caso risultano evidenti le bande verticali nere, ma a differenza del S. Discus solo la prima e la nona sono sempre presenti. La testa invece risulta decorata da diverse striature di colore verde azzurro metallico. Le pinne invece si presentano scure fino alla base, rosse nella parte centrale e sfumate di azzurro sulla parte estrema.

Symphysodon Aequifasciatus Aequifasciatus

Il S. Aequifasciatus Axelrodi ha una colorazione di base marrone spento, e per questo assume un aspetto poco appariscente rispetto agli altri discus. Permangono anche su questa tipologia delle striature azzurro metallico sulla fronte e in generale sulla testa del pesce. Può anche presentare delle colorazioni rosse nella parte terminale della pinna dorsale, anale e pettorali.

Symphysodon Aequifasciatus Axelrodi

Il S. Aequifasciatus Haraldi possiede invece una colorazione di base marrone azzurra, con bande di colore azzurro scuro più larghe ed evidenti. A differenza degli altri esemplari esse sono diffuse un po’ su tutto il corpo. Possono presentare anche un’iride rossa, quasi sempre segnale di gran pregio. Sicuramente è la tipologia di discus più importata per la sua partecipazione nella creazione delle sottospecie principali di discus a fattore turchese.

Symphysodon Aequifasciatus Haraldi

Ma al di là di quelle che possono essere delle nozioni di tassonomia e di morfologia del nostro ciclide, sicuramente una maggiore consapevolezza sulle sue esigenze può e deve derivare da uno studio delle caratteristiche dell’habitat di provenienza. Pertanto, iniziamo con il dire che il Discus è un pesce sudamericano diffuso in quasi tutto il bacino del Rio delle Amazzoni. Proprio in questo bacino idrografico è possibile distinguere essenzialmente tre tipi  di ambienti diversi con altrettante differenze nella composizione chimica dell’acqua:

  • Le zone di acqua bianca sono tratti in cui la consistenza dell’acqua è appunto lattiginosa a causa della presenza di molta argilla, laterite e detriti in sospensione. La colorazione è quasi gialla con una visibilità molto ridotta. In questi tratti i valori chimici dell’acqua sono dettati da un ph compreso tra 6.0 e 7.0, con kh quasi assente e gh non superiore a 1.

  • Le zone di acqua chiara, che formano soprattutto i piccoli corsi di acqua che poi si riversano in quelli maggiori, sono caratterizzate proprio dalla limpidezza dell’acqua che di fatto non viene mai persa, neppure quando viene colonizzata da alghe o fitoplancton. La sua colorazione può quindi variare da giallastra a verdastra, ma ciò che conta, è che rimane sempre limpida, grazie soprattutto alla ridotta velocità di scorrimento. I valori in questo caso sono rappresentati da un ph oscillante tra 4.5 e 7.8, e kh e gh inferiori ad 1.

  • Le zone di acqua nera sono forse quelle più conosciute od associate all’idea che abbiamo del Rio delle Amazzoni. Infatti, ciascuno di noi almeno una volta ha sentito parlare del famoso color coca cola dell’acqua in questione. Questa colorazione marrone scuro viene data dall’alta concentrazione di acidi umici creati dalla grande presenza di materiale vegetale in decomposizione nell’acqua. Nonostante questo l’acqua risulta comunque limpida e la visibilità rimane molto buona. I valori assumono contorni però più estremi: ph compreso tra 4 e 5, kh e gh praticamente difficilmente misurabili.

Sebbene le zone idrografiche del Rio delle Amazzoni propongano condizioni chimiche dell’acqua particolari e a tratti estreme, c’è da dire che fortunatamente i Discus vivono nelle zone intermedie tra le diverse zone descritte. In questi casi le diverse tipologie di acque si incontrano per dar vita a valori mediati dalla loro unione e quindi sicuramente più riproponibili in acquario. Inoltre, molti allevamenti ormai hanno abituato con il tempo i Discus a valori decisamente più abbordabili per la maggior parte degli appassionati. Non per questo, però, l’appassionato deve rinunciare a perseguire il raggiungimento dei valori chimici dell’acqua che più fedelmente rispecchiano le esigenze scritte nel dna di questo meraviglioso ciclide, ovvero valori acidi e teneri.

Molto importante risulta anche l’allestimento corretto dell’acquario per rispecchiare altre esigenze: l’habitat descritto presenta molti rami o addirittura alberi caduti in acqua che forniscono riparo e sicurezza ai pesci che possono nascondersi sia da attacchi di qualche rapace, sia da altri predatori acquatici; nello stesso tempo i corsi d’acqua offrono anche ampie zone per il nuoto. La vegetazione è quasi del tutto assente in queste zone, che invece presentano un fondo sabbioso o comunque a grana molto fine. Le temperature di queste acque, soggette a varie intromissioni di piogge amazzoniche durante il marcato ciclo stagionale, risultano molto elevate, sicuramente oltre i 30 gradi. Pertanto se presente qualche sparuta rappresentanza vegetale, deve comunque essere in grado di sopportare livelli termici notevoli, tra l’altro molto graditi ai nostri Discus soprattutto in fase riproduttiva.

Tutte queste nozioni di base sulla tassonomia, la morfologia e le zone di provenienza del Discus, rappresentano un valido piccolo bagaglio di conoscenze che ci permetteranno di iniziare il cammino di avvicinamento all’allevamento consapevole di questa specie. Analizzando bene i contenuti di fatto emergono già molte indicazioni su come è necessario impostare la vasca, quale tipologia di equilibrio chimico dell’acqua raggiungere, e in generale, quali esigenze concepire come determinanti in vista di un allestimento imminente. Da tutto questo, ritengo non si possa prescindere!

FONTI IMMAGINI:freshwateraquariumplants.com;discus-aquarium-fish.blogspot.com;fishlinkworldwide.com;geliboluoltacilari.com